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lunedì, 13 luglio 2009
La principessa era sulla cima del castello, sporgendosi poteva lasciar scorrere a picco pensieri nel mare blu che sbatteva dolcemente contro le pareti antiche. Su quegli scogli lì giù aveva visto una volta un cortigiano sicuramente pazzo sfidare il destino destreggiandosi su quelle pietre pericolosamente scivolose, ricordava. E mentre ricordava, quello che non sapeva essere il suo principe, combattendo contro il vento nemico, sferzò un dolce colpo verso la sua bocca un pò intimorita, la strinse a sè e la portò al sicuro in un nascondiglio di baci e abbracci che avevano un sapore delicato; sarebbero rimasti così in eterno se il drago-padrone del castello non fosse intervenuto per riscattare la propria abitazione, ma a loro poco importava di avere un castello: la loro fortezza era ben altro.
martedì, 21 aprile 2009
Nono, io mica me n'ero accorta di questa cosa qui?! Gli uccelli, le rondini sotto al tetto, i fiori, il cappotto nell'armadio; com'è che si chiama? Ah si!, la primavera. Io giuro che non me ne ero accorta. E' che per me il tempo si è fermato circa 40 giorni fa e mi va strabenissimo così. Per me la primavera è iniziata lì e mi si è chiusa intorno a mo' di abbraccio e non mi lascia andare. E in sottofondo pare ci sia anche una bella musichetta d'accompagnamento.
Sisi, proprio la musichetta tipo quella dei carillon. Se ci penso gli unici uccelli che ho visto non cinguettavano: cantavano. E i fiori che per caso mi si son parati davanti non sbocciavano: ballavano.
Nono, giuro che con Lucy in the Sky with Diamonds non c'ho mai avuto a che fare. Se poi i Beatles si sono impossessati del mio stereo l'hanno fatto al limite con "I Feel Fine". "tà tantanananana tutturutututuntuntu" ehm, pardon.
Sisi, qualcuno parla di schizofrenia, come dargli torto? (Non è vero, gli si dà certamente torto, ma i pazzi si assecondano, no?).
Nono, non vi permettete eh, chè se mi venite a rompere la campana di vetro che mi si è solidificata attorno giuro che vi rompo le vostre, ma di gambe.
Sisi, è vero: non è che fili tutto alla grande. Sotto certi aspetti... va bè, diciamolo: sotto quasi tutti gli aspetti le cose non è che siano messe così bene. Va bè... e allora?
Nono, non ci sto capendo molto, è vero, e forse dovrei frenare un pò, mettere qualche paletto, uno qui, uno lì, uno un pò più là e magari uno qua, ma forse non è così necessario.
Sisi, mi sono stancata di badare a troppe cose, di avere paura che succeda qualcosa di brutto privandomi anche delle cose belle.
Nono, non ho paura. Ok, forse un pochino. Okok, forse anche più di un pochino, ma non ho paura solo per me. Ed è questa la cosa bella dell'aver paura ora.
giovedì, 05 marzo 2009
E' un periodo di crisi anche per il mio blog, non predetevela con me.
Io e lui ultimamente siamo un pò come l'olio e l'acqua: non ci misceliamo e ci evitiamo per non darci fastidio. Io non lo cago di striscio per non sentirmi colpevole dell'improvviso (ma temporaneo) abbandono e lui, di conseguenza, mi snobba. Non cerca nemmeno di attirare la mia attenzione, nulla.
Io sono apatica, lui anche e abbiamo paura del mix.
Io mi annoio e lui non mi intrattiene.
Io ho perso fiducia in lui e lui in me.
Io ho degli alti che non sono poi così alti e dei bassi che sono bassissimi e lui anche.
Io mi guardo allo specchio e mi vedo trascurata, lui lo è a causa mia.
Lui aveva me come unico amore, io l'ho lasciato per un altro.
Lui ha bisogno di me e un pò, lo ammetto, anche io di lui.
Lui mi è di conforto, ma io non ho molto da scrivere/dire ultimamente.
Lui c'è sempre quando ho bisogno e io gli sono debitrice.
Lui, lo so, mi aspetta e io sono contenta lo faccia, perchè così so che c'è davvero qualcuno che mi aspetta, che conta su di me perchè altrimenti non andrebbe avanti e che ha solo me ed in più non mi tradirebbe con nessun altro/a, almeno non senza avermi chiesto prima il permesso.
Quindi vorrei quasi dirglielo al mio blog che cercherò di impegnarmi.
E' che, tu lo sai mio caro, ho tante cose che mi passano per la testa e forse tu saresti l'unico in grado di ascoltarmi, ma a volte la legge che si dice sia propriamente dell'amore vale un pò per tutte le cose e quindi vince chi fugge. Io con te non voglio vincere, anche se sarebbe l'unica vittoria che potrei prendermi.
giovedì, 25 dicembre 2008
"Deshing tù de snò
in a uan ors ope' slee
o' de fids wi go, loghin o' de ueiii.
Bells on 'obtei ring, meching spiriz brait
uott fan it iz tu raid end sing a sleghin' son' tunai'.
Oh gingol bell', gingol bell', gingol o' de ueiii
oh uott fan it iz tu raid in a uan ors ope' slei. "
(etc., etc.)
Che è quello che si sente (nel migliore dei casi) un pò ovunque in questi giorni, chè se la canti davvero in inglese nessuno capisce cosa stai cantando (a dire il vero neanche gli inglesi ne conoscono le parole, ci sono dubbi anche sul compositore del testo).
In realtà non ho nulla da dire sul Natale. Quest'anno è un pò come un panettone senza canditi (per restare in tema) (che poi il panettone non mi piace in nessun caso e se mi piacesse, lo preferirei senza canditi, grazie). E se ci penso non sono mai stata tanto portata per le "feste comandate". E poi sono le due e mezza (non le quattoridici), cosa volete che si possa dire sul Natale a quest'ora? Appunto: niente, come tutti gli anni del resto.
Da piccola mia cugina lasciava sempre sul tavolo davanti all'albero di Natale un bicchiere di latte con dei biscotti (che i miei zii prontamente consumavano), io non l'ho mai fatto. E poi non ho mai avuto il camino, quindi, a meno che Babbo Natale gli altri 364 giorni dell'anno non li passasse con la Banda Bassotti, era escluso che potesse venire a portarmi un regalo. Però credo mi piacesse lo stesso, anche se mi sembrava un pò sempre domenica (ed è risaputo su questo blog quanto a me non piaccia tale giorno).
Ci ripenso su è la conclusione è davvero quella: le feste non mi piacciono, mi fanno sentire un pò più triste.
E decido di andare a letto (in realtà me lo impone la stanchezza): immagino piacevolmente di svegliarmi domattina e trovare sotto l'albero una confezione di serenità.
sabato, 13 dicembre 2008
Come quando i bambini si svegliano al mattino e si accorgono del letto bagnato, o quando parcheggi la macchina, fai per scendere e metti il piede in una pozzanghera.
Non è che puoi prevederlo.
O come quando arriva un temporale improvviso in una giornata di sole e torni a casa fradicia. Quando distrattamente metti tanta acqua nella tazza per il tè e trabocca fuori o quando fai cuocere la pasta troppo e la mangi scotta. Quando rovesci il barattolo di colore sul tavolo o il boccettino dell'inchiostro sullo scrittoio, inondando di scuro liquido il foglio bianco appena iniziato. Quando hai i libri in borsa e si formano le "orecchie" o peggio si rovina la copertina. Quando con l'auto vai un pò veloce, non troppo, ma abbastanza per schizzare un passante in un giorno di pioggia. Quando trovi traffico e ritardi sull'ora dell'appuntamento o quando accendi la lampada sulla scrivania e ZAC! si fulmina la lampadina. Quando in libreria o al supermercato fai cadere rovinosamente (e rumorosamente!) una pila di merce. Quando di notte allunghi la mano per prendere il bicchiere d'acqua sul comodino e lo rovesci. Quando stai per accendere una sigaretta e ti si scarica l'accendino. Quando appoggi la matita sul foglio e si rompe la mina.
Non era previsto.
(Che forse, se ci pensi, potevi evitarlo: chè se avessi avuto un ombrello in borsa non ti saresti bagnata; chè se non ti fossi distratta la pasta l'avresti mangiata al punto giusto; chè se avessi prestato più attenzione non avresti rovesciato il bicchiere dell'acqua sul comodino, il colore sul tavolo e l'inchiostro sullo scrittoio; chè...).
mercoledì, 19 novembre 2008
Ero in cucina, distratta da non so cosa, mentre aspettavo che l'acqua bollisse. E poi lei mi ha chiamata: era molto arrabbiata, non si capiva molto, parlava velocemente, con voce leggermente acuta da signora pienotta, quale lei è. E così la mia teiera, dopo aver attirato la mia attenzione e avermi detto che non ero di certo educata nel non sprecare neanche due paroline cortesi durante il suo utilizzo - del tipo: "che fa? come sta oggi, signora teiera? ha visto il tempo? è proprio grigio come il pelo di un topo" -, si è messa a disquisire di filosofia spicciola, ma l'unica cosa che potevo raccontargli io in proposito era qualche aneddoto sul mio professore americano di filosofia al liceo, che (stra)parlava di tutto tranne che di filosofia ("Signora Teiera, un giorno disse persino che adorava Moana Pozzi, che lei era meglio di tutte le altre attrici.." le ho detto. "E chi sarebbe questa Moana Tozzi?" ha detto lei. "Pozzi, Signora Teiera, Pozzi. Faceva l'attrice in film un pò.. particolari". "Ah, no, ecco perchè non la conosco: il cinema surrealista non l'ho mai guardato chè non ci capisco nulla"), da piccolo aveva vissuto dieci anni a Bbrrucklìn, come diceva lui, e parlava in un modo tanto strano, ma non con l'accento americano.
"Signora Teiera, io di filosofia ci capisco praticamente nulla, potremmo parlare di cinema, le va? Qual è l'ultimo film che ha visto?" le ho chiesto.
"Aaah, - ha sospirato -, il cinema! L'ultima volta che ci sono andata davano Casablanca!" ha detto, come se fosse stato ieri.
"Ma Signora Teiera, Casablanca è del 1942!" ho esclamato.
"Figliola, non si direbbe, ma son vecchiotta io, che credi? E poi, ho perso il mio accompagantore tanti anni fa.." e mi è sembrato di scorgerci un pò di voglia di essere interrogata a proposito, così le ho chiesto: "Un accompagnatore, Signora Teiera? Chi era?".
"Oh, mia cara, - e quasi arrossiva, mentre con un gesto civettuolo si copriva il sorrisetto con una mano -, il miglior accompagnatore che possa esistere in un servizio di pentole! Era un coperchio niente male, fatto del miglior materiale che c'è in giro, altro che questi giovanotti moderni che si spezzano al terzo utilizzo. Ci siam conosciuti per caso un giorno, quando mi misero per sbaglio nel mobile sbagliato. Era così bello e io non ero da meno, sai? Mi chiese subito di sposarlo, non perdeva tempo il ragazzo. E' stato l'unico e più bell'amore della mia vita."
Al che, incuriosita, le ho domandato: "E ora, Signora Teiera, dov'è? Che n'è stato di lui?".
"Oh, - ha detto lei nella maniera più tranquilla e naturale che io conosca -, l'abbiam perso durante un trasferimento."
Romantica anche la fine, ho pensato.
"Signora Teiera, io non ho mai visto Casablanca, sa? Dice che devo vederlo?".
Ma questa volta, bollendo, mi ha risposto l'acqua "blob blob blob" ..e io non so che vuol dire.
mercoledì, 24 settembre 2008
D'improvviso la pioggia e il "freddo" (tra virgolette perchè ancora freddo non è).
Non pensavo che il caldo sarebbe scomparso così bruscamente quest'anno, credevo che l'estate durasse ancora un pò, facendosi sentire pesatemente sulla nostra pelle imperlata di sudore. E infatti ancora non mi fido, ancora non mi lascio andare a questa frescura dolce, prologo affascinante della prossima stagione.
Alle 19:00 è già buio e l'atmosfera è proprio quella delle cene a casa di amici a parlare tra qualche sorso di birra e qualche sigaretta, magari solo guardando un film. Quell'aria da cinema, quando ti rifugi in quella sala buia, quasi sempre semi-deserta, ed esci e trovi la pioggia, leggera e fresca, ad aspettarti.
La verità è che l'anno non inizia l'1 gennaio, gli anni cominciano tutti a Settembre, sempre. Iniziano con l'autunno, e non c'è da pensare che magari non è così bello poichè è la stagione in cui muore tutto, non è vero: è che quel tutto si addormenta, quasi come a non voler essere più protagonista, lasciando spazio alla corsa umana sempre troppo frenetica, sempre troppo veloce. Come il tempo. Il tempo, che mai si addormenta, che mai posa la sua testa sul tappeto dorato formato dalle foglie in autunno; mai chiude - neanche socchiude - le sue palpebre lasciando che il vento le accarezzi dolcemente. Mai si lascia incantare da Morfeo; d'altronde neanche Morfeo invecchia, credo, quindi ci sarebbe da supporre che non si conoscono, o forse sono solo troppo impegnati (con noi) che non hanno tempo (il Tempo non ha tempo?!) da dedicarsi a vicenda.
Mi cullo tra pagine di libri che, pur essendo nuovi, hanno un odore di vecchio. Pagine quasi incolori di libri che per me son sempre pochi. Lettere che si rincorrono su pagine di libri che mi fanno compagnia, in coppia con innumerevoli tazze di tè caldo che non mi risparmio di bere neanche quando fuori ci son 35°.
Della prossima stagione è arrivato solo il tempo (quello metereologico). Sono impaziente di sentire lo scricchiolio delle foglie secche sotto i piedi; di vedere quei tramonti in cui si fondono pennellate di arancione e viola, con qualche nuvola per niente malvagia a dare uno spruzzo di bianco sporco. Sono impaziente di incantarmi davanti a questi tramonti e magari, per la prima volta, invece che essere solo spettatrice, tenderò un dito verso questo cielo, ingannandomi di poterlo toccare e potermici fondere, magari perdermici.
E se ci penso non ho una "colonna sonora" per tutto questo, l'unica che ho è quella "naturale". La vorrei una colonna sonora, vorrei anche un film per potercelo spalmare sopra. Uno di quelli belli 'chè mi son scocciata del resto. Non mi si fraintenda: non voglio un lieto fine (non voglio proprio una fine), vorrei tutto quello che c'è prima, ma che sia bello, quantomeno piacevole. Per i titoli di coda, poi, c'è tempo, tranne per quelli di questo post.
{ This is the time
to stare at the skies in wonder }
martedì, 02 settembre 2008
sento pronunciare da una signora che insieme ad un'altra affretta il passo sotto le prime gocce non troppo prepotenti.
Io non cambio ritmo al mio camminare e quasi sorrido. Sotto gli archi degli antichi palazzi o sotto le piccole tettoie dei portoncini che riempiono le strette stradine del centro storico si è già accumulata un pò di gente.
Passo accanto a chi al coperto guarda il cielo con un'espressione che dice insieme "proprio ora doveva iniziare a piovere?!" e "speriamo finisca presto" e passo anche accanto a chi si è fermato a comprare un ombrello di quelli che avranno vita lunga quanto questa pioggia per continuare il loro tragitto un pò più all'asciutto.
Proseguo, e la stretta viuzza antica si apre per lasciar posto allo spazioso corso che si è svuotato, facendolo sembrare un pò più largo e un pò più buio. Perdo il romanticismo del colore ambrato che avvolge la parte antica della città.
In compenso prenderò sicuramente un raffreddore e non m'importa.
Piove, finalmente. Riesco ad assaporare già un pò d'autunno, il mio autunno. Non so che sapore avrà il prossimo, ma è da sempre la mia stagione preferita, da sempre vorrei un anno con quattro autunni.
Piove e mi bagno di genuina malinconia.
Piove e sembra lo faccia solo per me.
28.08.2008
{ Questo è il primo
temporale dell'estate,
dal mattino ripulisce la città.
Con le sue dita affilate si sta
muovendo già. }
domenica, 24 agosto 2008
Di una stanza che sa di luce ambrata, sembra che riscaldi ma il calore è solo colpa del mese (già, ma: Agosto: c'era proprio bisogno di te?).
Di ricordi/sensazioni che hanno un odore che s'inventa, che lasciano ancora il tempo di respirare a fondo per non far scappare neanche una molecola di letti e capelli sciolti.
E' che mi piacerebbe saper scrivere bene e scrivere qui ora una bella storia.
In realtà mi piacerebbe saper far bene un sacco di cose (e qui si prega la gentile clientela: evitare i "a chi non piacerebbe?").
Forse mi piacerebbe ancor di più saperne fare bene una sola, una ma bene. Invece no: so fare quasi qualsiasi cosa (e non mi scoraggio nel doverne fare nuove pur non avendole mai fatte), ma le so fare benino, non benissimo. E allora la cosa diventa difficile, è come trovarsi davanti un frigorifero pieno di ingredienti: lo apri, ci guardi dentro e iniziano i dubbi: "uhm.. ci sono le verdure, potrei farle con la pasta, o farle grigliate, potrei arrangiare anche un bel couscous vegetariano. Uhm, si ma ci sono anche i fagioli e la salsiccia: via con la cucina messicana? Petto di pollo a fettine: vai, ci si butta sulla scaloppina al limone con contorno di piselli come piace a me.. ..carote.. mmmh, in padella o al forno con patate e cipolle?..".
(Potrei continuare.)
Ti ritrovi davanti al frigo, intanto passa l'ora di pranzo, passa anche l'ora di cena e tu sei ancora lì a decidere. Invece non sarebbe stupendo aprire il frigorifero, vedere se ci sono, chessò, le uova, e farsene uno fritto perchè è l'unica cosa che si sa fare?! Pranzo e cena: uovo fritto. Magari si potrebbe azzardare un uovo sodo ogni tanto. Punto.
No, davvero, che si evitino i "ma non è più bello saper fare più cose?". No. Non lo è. Ci sono troppe opzioni e non trovi quella giusta per te. E' la mancanza del non sapere la propria direzione, la mancanza, perchè no, di coraggio, il non saper rischiare, il "non-so-se-voglio/posso/dovrei-farlo".
Si arriva ad un punto in cui ti devi ricredere su te stessa: non sei quello che pensavi (ma poi, cosa pensavo di essere? non sono mai stata brava con le autoanalisi). Non sei ciò che gli altri ti fanno credere di essere. No: non sei ciò che fai credere agli altri, chè guai se chiedi aiuto a qualcun'altro: tutta d'un pezzo io. Però mi si conceda un applauso: sono brava a farlo credere.
Sono inconcludente. Inconcludente.
{ I'd sooner chew my leg off,
Than be trapped in this cell.
[...]
I'm tired and naked.
I don't know what I'm hungry for
I don't know what I want anymore. }
martedì, 12 agosto 2008
Il mio cielo è un pallido soffitto muto e le mie stelle sono punti interrogativi che non smettono di confondermi.
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